STORIA DELLE NEUROSCIENZE

Le origini, i protagonisti, le neurostorie, i link consigliati

Chi avrà curiosità e voglia di leggere quanto segue dovrà armarsi di buona pazienza e tolleranza nei confronti dello stile espositivo, degli errori di grammatica e di quant'altro vi sia di mal fatto: non è certo una tipica pagina web con immagini veloci da caricare, informazioni telegrafiche e link cui riferirle.
Scoprirà, in cambio, un mondo sorprendente, pieno di uomini eccezionali che hanno fondato teorie credibili e credute, a volte, per centinaia di anni.
Per chi conosce un po' le neuroscienze, quanto segue può sembrare una collezione di assurdità o di informazioni aneddotiche buffe da raccontarsi al momento giusto per far sfoggio della propria neo-acquisita cultura storica. Ma se arriverà alla fine, o anche in qualsiasi momento della lettura, si chieda con quali argomenti confuterebbe le teorie incontrate, se fosse vissuto al tempo in cui erano accreditate. Non sempre ci riuscirà, o non ci riuscirà tanto in fretta. Come, ad esempio, confutare la teoria pneumologica di Galeno?
Sarà un esercizio utile per capire come ogni acquisizione, speculativa o sperimentale che sia, derivi da un enorme sforzo intellettuale, costruito su conoscenze pregresse, alimentato dalla libertà di pensiero e sostenuto da un ambiente attivo e stimolante. Da questo punto di vista, nulla è cambiato negli ultimi 4000 anni.

ORIGINI DELLE NEUROSCIENZE
Testo liberamente tratto da:
"Origins of Neuroscience" di S. Finger, Oxford University Press, 1994;
"Discoveries in the Human Brain", di L. H: Marshall e H. W. Magoun, Humana Press Inc., 1998;
"Storia della filosofia della scienza" di D. Oldroyd, Net, 2002
"The cerebral Ventricles, the Animal Spirits and Dawn of Brain Localization of Function", di T. Manzoni, in Archieves Italiennes de Biologie, 136: 103-152, 1998


Vivese Senso Duo
La perdita dei capelli - un problema di donne moderne risolto!
e-odchudzanie.com.pl/it/vivese-senso-duo-opinioni.html

Il quadro generale
La storia della moderna neurofisiologia, della neurologia, della neuropsicologia e di tutte le discipline ad esse collegate e che collettivamente costituiscono le Neuroscienze, è strettamente associata alla teoria secondo cui a parti diverse del cervello corrispondono funzioni diverse. Questa idea, nota come teoria localizzazionista, è basata sul principio biologico fondamentale per il quale strutture diverse devono avere funzioni diverse.
Nella storia delle neuroscienze, la teoria localizzazionista è stata applicata inizialmente a tutto il cervello e poi alle sue parti, di dimensioni sempre più piccole. All'inizio, la domanda era semplicemente: "Perchè il cervello è speciale e perchè è differente dagli altri organi, come il cuore?". Man mano che le conoscenze sul cervello aumentavano, sorgevano nuove domande. Alcune chiedevano se la memoria e le sensazioni dovessero essere localizzate nei ventricoli o nella massa cerebrale. Dopo che questo problema fu risolto (a favore del tessuto cerebrale), l'attenzione si è rivolta alle differenze funzionali fra le grosse divisioni anatomiche del sistema nervoso, quali il midollo spinale, il cervello ed il cervelletto. Sorprendentemente, soltanto nel XIX secolo gli scienziati hanno preso seriamente in considerazione la possibilità che la corteccia cerebrale potesse essere suddivisa in regioni diverse, ognuna responsabile per una diversa funzione. Fu, infatti, nel 1861 che Paul Broca (1824-1880) presentò il primo, ampiamente accettato, esempio di localizzazione corticale, aprendo le porte al tentativo di suddividere il cervello in regioni funzionalmente sempre più piccole e consentendo il turbolento progresso delle conoscenze che ha caratterizzato il XX secolo e che, ancora, sta travolgendo il XXI promettendo di vincere la più formidabile sfida: il cervello dell'uomo conoscerà se stesso.

GLI EGIZI
Sebbene alcune culture pre-Colombiane abbiano riportato casi di craniotomie nelle loro rappresentazioni artistiche (come nelle ceramiche di Mochica), gli Egizi sono stati i primi a mettere sistematicamente per iscritto informazioni di natura medica. Di tutti i papiri oggi noti, il papiro chirurgico di Edwin Smith (della lunghezza di 4,68 metri e largo 33 centimetri, ritrovato nel 1862 e completamente tradotto appena nel 1930) primeggia come primo rapporto scritto sugli effetti di lesioni alla testa. Almeno tre diverse persone hanno contribuito alla stesura del papiro. La prima persona è stata l'autore originale, vissuto probabilmente all'inizio del Vecchio Regno, il periodo delle piramidi, da circa il 2780 al 2200 avanti Cristo. Era probabilmente un chirurgo che seguiva l'esercito egiziano nelle campagne militari e doveva essere molto esperto sulle ferite causate da frecce, spade, lance ed altre armi da guerra. Egli classificò i casi clinici sulla base della parte del corpo lesionata, iniziando dalla testa e finendo con i piedi. La gravità della lesione era anch'essa classificata, secondo la regola:
- un male che curerò, un male che combatterò, un male che non tratterò.
Alcuni dei 48 casi trattati nel papiro riguardano pazienti che avevano subito lesioni alla testa. La loro descrizione rivela che gli antichi medici egizi sapevano che una lesione del cervello può provocare sintomi lontani da esso, come difficoltà nella coordinazione mano-occhio o deficit nella parte del corpo contralaterale alla lesione. L'autore originale del papiro era un acuto osservatore, per il suo tempo, ma la sua conoscenza del sistema nervoso era per lo meno rudimentale. Anche se alcuni dei suoi casi avrebbero dovuto far pensare diversamente, coscienza ed intelligenza erano considerate prerogativa del cuore, per la sua posizione centrale nel corpo, e tale convinzione rimase immutata per secoli. I primi Egizi, infatti, non distinguevano fra tendini, vasi ematici e nervi, tanto che utilizzavano lo stesso termine: metu (canale) per tutti loro. Questi ed altri metu confluivano nel cuore e trasportavano sangue, aria, sperma, muco, cibo e prodotti di rifiuto attraverso il corpo. Il cuore era così importante che i paracenteti, gli uomini che preparavano i corpi per la mummificazione, a volte temevano per la propria vita solo per averlo visto. Al contrario, il cervello era trattato con la più completa indifferenza. Erodoto (circa nel 450 a.C.), riferisce che una pratica diffusa fra i ricchi e i nobili era quella di rimuovere il cervello dalle narici e buttarlo via. Perfino i polmoni, il fegato, lo stomaco ed i reni ricevevano un trattamento migliore del cervello. I ricchi li conservavano in giare particolari, i vasi canopi, mentre il cuore era considerato troppo importante per essere rimosso.

I GRECI E LA RIVOLUZIONE IPPOCRATICA
Il pensiero dei Greci nei confronti del corpo era intimamente legato alla teoria dei quattro elementi fondamentali: terra, aria, acqua e fuoco. Il primo filosofo a riunire questi elementi in una visione unitaria fu Pitagora (580-489 a.d.) che, inoltre, non riteneva queste sostanze immutabili: il fuoco, ad esempio, poteva essere compresso nell'aria e la terra poteva essere espansa nell'acqua. Successivamente, Empedocle (490-430 a.d.), fortemente influenzato da Pitagora, sviluppò e definì la teoria quaternaria degli elementi fondamentali a tal punto che essa ha poi guidato il pensiero dei Greci e dei Romani fino a tutto il Medioevo. Contemporaneamente all'affermarsi della teoria degli elementi fondamentali, Alcmeone (circa V secolo a.d.) effettuò le prime dissezioni di cui si abbia memoria scritta descrivendo, fra l'altro, i nervi ottici. Il suo lavoro lo portò a proporre che il cervello fosse la sede delle sensazioni e del pensiero, e lo stesso fece Anassagora (500-420 a.d.), che lasciò la scuola ionica (alla quale appartenevano tutti i filosofi citati) per fondare quella ateniese. Anche se queste idee sul cervello costrinsero alcuni a rivedere le proprie posizioni, il pensiero greco era essenzialmente dominato dall'idea che il cuore fosse la sede dell'anima e l'organo responsabile di molte, se non tutte, le funzioni mentali. Non solo, ma erano gli dei ed i demoni ad essere responsabili delle condizioni di salute e di malattia. Fu Ippocrate, (460-370 a.d.), medico figlio di medico, ad esorcizzare i demoni dalla medicina ed a portare l'attenzione sul cervello. Il Corpus Ippocraticum è una serie di trattati scritti probabilmente non tutti da Ippocrate, anche se tutti riportano il suo nome. Esso contiene molti riferimenti alle paralisi ed alle malattie che possono interessare il sistema nervoso. Secondo i medici ippocratici, il cervello era l'organo che controllava le funzioni del corpo. Democrito (460-370 a.d.) fu un importante contemporaneo di Ippocrate che riteneva che la materia fosse costituita da un numero infinito di particelle piccolissime, chiamate "atomi". Democrito ed i suoi seguaci applicarono questa teoria anche alle sensazioni per cui, ad esempio, agli atomi spigolosi era associato il sapore acido, mentre quello dolce dipendeva da atomi grossi e arrotondati. Democrito ed il suo contemporaneo Platone (429-348 a.d.) credevano in una triplice anima. Una parte di essa si trovava nella testa ed era responsabile dell'intelletto, un'altra si trovava nel cuore e determinava la rabbia, la paura, la fierezza ed il coraggio, la terza parte si trovava nel fegato, o per lo meno nello stomaco, dove era responsabile della libidine, dell'avidità, del desiderio e di tutte le passioni di basso livello. Democrito riteneva che quest'anima composita morisse con l'individuo, mentre Platone era dell'idea che l'anima intellettuale o razionale fosse immortale e che solo le altre due morissero col corpo. Le idee proposte da Democrito e Platone rappresentarono un sostanziale allontanamento dalle teorie cardiocentriche di Empedocle e degli altri. La direzione intrapresa era verso una teoria che vedeva almeno le funzioni superiori localizzate nel cervello, in linea con il pensiero dei medici ippocratici. Ma non tutti abbracciarono questa impostazione. Purtroppo, infatti, Aristotele (384-322 a.d.), discepolo di Platone e dei grandi filosofi naturali, e che non era un medico, era convinto che fosse il cuore ad essere la sede dell'intelletto, della percezione e delle funzioni ad essi correlate. Una ragione della rigida adesione di Aristotele alla teoria cardiocentrica poteva risiedere nella diversa temperatura del cuore (caldo) e del cervello (freddo), in una cultura dove il caldo veniva associato alla vita ed il freddo alla morte. Aristotele potrebbe anche aver posizionato il pensiero razionale nel cuore perché il battito cardiaco era la prima cosa in movimento che era riuscito a vedere in un embrione di pollo. Aristotele, comunque, non ignorava completamente il cervello. Secondo lui, il cervello svolgeva una funzione importante nel raffreddare il cuore, tanto che le maggiori dimensioni relative del cervello umano rispetto a quello animale erano giustificate dal fatto che l'uomo è più caldo degli altri animali e necessita, quindi, di un "radiatore" di maggiori dimensioni.
La concezione cardiocentrica delle funzioni intellettive è perdurata per molti secoli e, nel linguaggio comune, ancora oggi parliamo di "cuore spezzato" o di agire "di cuore". Tale resistenza è probabilmente legata all'enorme influenza che il pensiero degli antichi greci ha avuto per centinaia di anni. Le neuroscienze, infatti (come, ovviamente, la medicina) sono una disciplina sperimentale, tanto che le migliori "intuizioni" si ebbero da medici e chirurghi che si confrontavano giornalmente con le malattie e le loro conseguenze. Ma l'uomo di successo, il filosofo che al tempo di Platone completava il proprio programma educativo, potendo così ambire perfino a ricoprire ruoli di governo, evitava di occuparsi di questioni pratiche. Non era per lui, ad esempio, il compito manuale di eseguire misurazioni per procedere alla costruzione di un edificio: sarebbe stato un compito servile. L'uomo libero, colto, doveva invece concentrare la mente su quelli che noi oggi chiameremmo gli aspetti teorici dei problemi. Così al tempo di Platone, ma ancora per molto in seguito, c'era una distinzione fra conoscenza teorica e pratica e fra modi teorici e pratici di ricerca, corrispondente alla divisione sociale propria di quell'età e delle successive. E' anche importante ricordare che il concetto di sperimentazione era ancora molto rudimentale. Le "prove" scientifiche erano basate su analogie e su collegamenti ad altre "verità", altrettanto dubbie.

LA DOTTRINA PNEUMOLOGICA DI GALENO
La dottrina aristotelica del pneuma fu adottata dalle scuole filosofiche dei Peripatetici e degli Stoici ed importata in campo medico, con una variante:
il pneuma non era innato, ma derivava dall'aria inspirata con la respirazione. Esso, comunque, arrivava al cuore dagli organi di senso tramite le arterie che provvedevano anche a portarlo dal cuore ai muscoli.
Questa dottrina fu radicalmente rivista da Erofilo e Erasistrato, che vissero in Alessandria nella prima metà del terzo secolo prima di Cristo. Entrambi praticarono dissezioni del corpo umano e vivisezione di animali. Erofilo è stato il primo a fornire una descrizione dettagliata del cervello umano e delle sue cavità e ad enfatizzare il ruolo vitale del ventricolo posteriore, che interpretò come la sede dell'intelletto. Scoprì anche che i vasi sanguigni sono anatomicamente e funzionalmente diversi dai nervi, distinguendo questi ultimi in motori e sensitivi e identificandone l'origine nel cervello e nel midollo spinale. Erasistrato migliorò ulteriormente la conoscenza del sistema nervoso, in particolare degli emisferi, del cervelletto e dei nervi, riconoscendone l'origine all'interno del cervello. Non si sa quale dei due medici applicò per primo la "dottrina pneumologica" al cervello, dottrina basata sul convincimento che esistessero tre tipi diversi di pneuma: naturale, vitale e psichico. Il pneuma vitale si formava nel cuore dall'aria inspirata dai polmoni e veniva pompato dal ventricolo sinistro del cuore in aorta e quindi trasferito, tramite le arterie, a tutti gli organi per vivificarli. Una parte di esso raggiungeva il cervello tramite le arterie carotidi e qui diventava pneuma psichico. Il pneuma psichico era contenuto nei ventricoli cerebrali e da qui, attraverso il ventricolo posteriore ed i nervi (che erano considerati cavi) raggiungeva i muscoli e li faceva contrarre gonfiandoli.
La scoperta da parte dei due medici di Alessandria che il cervello e non il cuore era l'organo egemonico per l'intelletto, la sensazione ed il movimento e che i nervi e non le arterie erano le vie percorse dal pneuma fu probabilmente considerata eretica da parte dei Peripatetici e degli Stoici, che rimasero fermamente ancorati al dogma del loro maestro, anche nonostante le ulteriori prove fornite successivamente da Galeno, perseverando così nella dottrina cardiocentrica ancora per secoli.
Galeno (129-201 circa) costruì la sua cultura anatomica prevalentemente nella città di Alessandra, ma all'età di 28 tornò nella città natale di Pergamo, in Grecia, dove lavorò come chirurgo dei gladiatori. Viaggiò molto e spese la maggior parte della sua vita produttiva a Roma, come medico di corte sotto ben quattro imperatori. Galeno concepiva il cervello come una specie di pompa che attraeva il pneuma psichico dagli organi di senso nei ventricoli anteriori e lo spingeva nei nervi motori per far contrarre i muscoli. Ciò si verificava grazie a contrazioni attive del cervello: una concezione peraltro molto antica. Il cervello poteva anche attivamente espellere sostanze di rifiuto o nocive, come il muco: questa pure era un'idea molto antica, probabilmente risalente ai medici ippocratici, che ritenevano che il cervello fosse una ghiandola mucosa. I movimenti attivi del cervello erano possibili grazie allo spazio esistente, nel cadavere, fra dura madre e cervello: "Quando il cervello si contrae e si espande, sfrutta questo spazio interposto". Galeno aveva osservato i movimenti del cervello anche in vivo, in animali ai quali aveva praticato vaste craniotomie. L'osservazione era corretta, ma oggi si sa che si tratta di variazioni passive di volume a spese del sangue contenuto nei seni venosi, dovute alle variazioni di pressione del sangue conseguenti all'attività del cuore e dei polmoni, osservabili solo a cranio aperto. Inoltre, nel vivente, lo spazio osservato da Galeno è occupato dal liquido cefalo-rachidiano, incompressibile e quindi inadatto a consentire movimenti di alcun genere. La dottrina pneumo-ventricolare rimase in auge, per spiegare come il cervello determini i movimenti del corpo, fino alla scoperta della elettricità animale da parte di Galvani (1737-1798) ed alla successiva registrazione dei potenziali elettrici dei nervi. Agli occhi degli antichi studiosi, la dottrina di Galeno deve essere sembrata ottima e non perfettibile e questo può spiegare, almeno in parte, la decadenza della ricerca medica dopo Galeno.

IL RUOLO DEL MONDO BIZANTINO E DI QUELLO ISLAMICO
La dottrina pneumo-ventricolare, essenzialmente nella forma elaborata da Galeno, fu l'unica teoria sul funzionamento del cervello accettata per tutto il Medio Evo nel mondo bizantino, in quello islamico ed in quello romano d'occidente, fino a ben oltre il Rinascimento. La dottrina, però, ed il suo assunto centrale che il cervello fosse un organo egemonico nel controllo del corpo e la sede della parte razionale dell'anima non fu universalmente accettata fin dall'inizio della sua formulazione. Praticamente
tutti i greci e gli stoici latini, insieme ai peripatetici, continuavano a seguire fedelmente il cardiocentrismo aristotelico. Anche i primi teologi cristiani guardavano favorevolmente le dottrine cardiocentriche, come pure a quelle pneumologiche, o spirituali, fintantochè fossero compatibili con il credo ebraico-cristiano contenuto nelle Sacre Scritture. Ovviamente, questi teologi non credevano che lo spirito fosse innato o fosse il risultato di complessi processi fisiologici, come ritenevano rispettivamente Aristotele e Galeno, ma sostenevano che provenisse dal respiro di Dio, che, come descritto nella Genesi, dava vita ed intelletto all'uomo fatto di terra. Per alcuni Padri della Chiesa il cuore restava l'organo egemonico del corpo e la sede dell'intelletto.
Galeno non ebbe discepoli, nè fondò una scuola medica che potesse mantenere e diffondere la sua dottrina e fu solo dopo più di un secolo e mezzo dalla sua morte che la sua reputazione come scienziato e medico si consolidò a pieno e la sua dottrina medica venne insegnata nei principali centri culturali. Successivamente gli Arabi, nel corso della espansione della loro dominazione, conquistarono molti centri culturali importanti, dove venivano insegnati sia la medicina che la filosofia. Gli arabi conquistarono anche l'Egitto ed Alessadria nel 641, venendo così a conoscenza del lavoro degli studiosi greci. Molti trattati di autori importanti come Ippocrate, Galeno, Platone, Aristotele ed altri furono tradotti dal greco all'arabo. Badgad diventò il centro filosofico e scientifico più importante della società di quei tempi. Le dottrine dell'Età Classica furono assimilate ed incorporate nella cultura islamica. Al giro del millennio, queste dottrine raggiunsero l'Europa latina, dove la traduzione in latino (dal greco e dall'arabo) di quelle opere promosse la riscoperta di quegli antichi autori Greci, noti ormai solo per citazioni da terzi.

LA DIFFUSIONE DELLA TEORIA PNEUMO-VENTRICOLARE
Le ragioni della longevità e della diffusione della dottrina pneumo-ventricolare di Galeno e, più, in generale, della sua anatomia, fisiologia e patologia, erano essenzialemente scientifiche e basate sui più di 400 trattati da lui prodotti. Inoltre, le sue "neuroscienze" erano compatibili con i filosofi platonici, aristotelici e con la teologia cristiana. Esse erano compatibili anche con il credo mussulmano e furono proprio gli studiosi arabi ad incorporare, per primi, la dottrina di Galeno nella filosofia naturale di Aristotele. Nel Medio Evo, comunque, il concetto galenico di pneuma, o spirito, subì profonde modifiche. Mentre per Galeno il pneuma (vitale e animale) era essenzialmente l'agente materiale dei processi fisiologici ed era privo di ogni connotazione soprannaturale o religiosa, nell'Europa medievale il termine spirito finì con l'acquisire una varietà di significati, sia teologici che fisiologici. La sorgente dello spirito era nel cuore, che era quindi la sede dell'anima. Lo spirito vitale formato nel cuore, originariamente concepito dalla medicina razionale greca come il nutrimento del corpo ed il substrato per la produzione del pneurma psichico, acquistò una posizione privilegiata come strumento di una entità divina, l'anima, con la supremazia su tutto il corpo. Il cervello era uno dei bersagli della sua attività vitalizzante, e il pneuma psichico fu ritenuto agire in modo intermittente, secondo la volontà dell'anima. Il cuore così riacquistò la posizione egemonica che Aristotele gli aveva attribuito quindici secoli prima.
Queste dottrine medievali ebbero conseguenze negative sul progresso delle scienze mediche, perchè spiegavano tutti i fenomeni fisiologici con una causa soprannaturale anzicchè sulla base di meccanismi biologici. Nel testo medievale Anathomia, scritto probabilmente nel 1316 da Mondino de Luzzi ed utilizzato per almeno due secoli in diverse università europee per insegnare medicina, si legge, ad esempio: "Il cervello dell'uomo è più grande di quello degli animali della stessa taglia perchè il suo cuore è più caldo e perchè l'uomo necessita di più spirito vitale per le operazioni del suo intelletto". Mondino acquisì queste nozioni, probabilmente, dal famoso medico arabo Avicenna (980-1037) che ebbe a scrivere: "il cervello è freddo e umido perchè la sua funzione è quella di svolgere funzioni sensitive, motorie, immaginative, cognitive e mnemoniche e di mitigare il calore degli spiriti emanati dal corpo".

LA TEORIA TRI-VENTRICOLARE E LA LOCALIZZAZIONE DELLE FUNZIONI CEREBRALI
La gran quantità di testi filosofici e medici che i latini d'occidente importarono dagli arabi conteneva informazioni sulla anatomia e la fisiologia del cervello che erano prevalentemente basate sulla dottrina pneumo-ventricolare di Galeno e sulla psicologia derivata dalla filosofia naturale e dalla psicologia stessa di Platone, Aristotele, degli Stoici e, ancora, di Galeno. Questi testi contenevano, però, una innovazione: le tre facoltà fondamentali che gli studiosi greci avevano assegnato all'anima razionale (immaginazione, ragionamento o cogitazione e memoria) erano localizzate in differenti ventricoli cerebrali. In altre parole, la dottrina pneumo-ventricolare di Galeno veniva integrata con un primo tentativo di localizzazione funzionale nel cervello.
Per tutto il Medio Evo, le tre facoltà della mente erano anche chiamate sensi cerebrali o spirituali o ancora, più spesso, sensi interni, per distinguerli dai sensi esterni: vista, udito, gusto e tatto. L'olfatto faceva eccezione perchè, secondo Galeno, gli odori erano percepiti direttamente nel cervello. I ventricoli cerebrali erano ritenuti di forma sferica e come tale erano rappresentati nella iconografia medievale. Secondo Avicenna, gli spiriti animali avevano il potere di svolgere le tre funzioni della mente e ogni funzione era svolta solo da uno specifico spirito, che differiva per qualità e potenza dagli altri due. La forza di uno spirito dipendeva dalla cavità in cui era contenuto. Il passaggio da una qualità all'altra seguiva il flusso continuo dello spirito attraverso le cavità ventricolari. Lo spirito animale si formava nel ventricolo anteriore, dove acquisiva la capacità dell'immaginazione; poi passava posteriormente nel ventricolo intermedio, dove acquisiva la capacità di pensare; infine si spostava ancora più indietro, nel ventricolo posteriore, dove acquistava la capacità di memorizzare. Il passaggio da un ventricolo all'altro era consentito da valvole: quella anteriore era costituita dai plessi coroidei, quella posteriore dal verme del cervelletto. E' da notare che i ventricoli avevavo solo la capacità di trasformare la qualità degli spiriti, ma non quella di effettuare operazioni mentali.
Uno studioso dell'undicesimo secolo (Guillaume de Conches, 1080-1150) racconta il seguente dialogo fra un filosofo ed il suo discepolo (Il testo è riportato, abbreviato, da T. Manzoni, citato all'inizio).

Filosofo: se le condizioni di queste cavità si modificano, le loro funzioni si alterano. Se il cervello della cavità posteriore diventa umido, così come l'umidità produce crepe ed altera le forme ed i colori, la memoria viene danneggiata. Se la temperatura del ventricolo medio si abbassa, il soggetto diventa demente, cioè perde la ragione. Lo stesso si verifica per la cavità anteriore. Se qui il cervello è molto freddo, si diventa stupidi e si perde l'immaginazione.
Discepolo: come si può provare tutto questo?
Filosofo: con l'osservazione degli effetti delle ferite e delle lesioni di queste parti del cervello.

E' probabile che nessuno di questi filosofi abbia mai visto un paziente con una lesione cerebrale, ma anche i medici ed i chirurghi medievali avevano ciecamente accettato la teoria della localizzazione ventricolare e l'influenza della temperatura e della umidità sulle funzioni cerebrali. Anche la dissezione e la vivisezione furono abbandonate nel Medioevo. Non per avversione, disgusto o remore etiche o religiose, ma semplicemente perchè gli interrogativi scientifici erano ritenuti inutili. La dottrina di Galeno si era consolidata in dogmi ed era raro che un anatomico o un fisiologo medievale ne contraddicesse gli insegnamenti o proponesse teorie originali.
Se la verifica sperimentale delle dottrine scientifiche era assente, la loro elaborazione "speculativa" fece progressi (si ricordi quanto detto a proposito del modello platonico, alla fine del capitolo sui greci e la rivoluzione ippocratica). L'originale classificazione in tre sensi interni, basata su immaginazione, cogitazione e memoria, subì varie modifiche ed il numero di sensi interni passò a quattro, poi a cinque, fino a sette. L'aumento del numero di sensi interni richiese allora una modifica della teoria delle localizzazioni ventricolari, assegnando più di una funzione ad ogni cavità. In assenza di ogni base sperimentale, è facile immaginare come questi argomenti siano stati oggetto di dotte disquisizioni, di accaniti dibattiti e di acri prese di posizione fra le persone colte dell'epoca.

IL DECLINO DELLA TEORIA TRI-VENTRICOLARE E L'USCITA DAL MEDIOEVO
Come si è visto, la dissezione del corpo umano a scopi scientifici fu essenzialmente abbandonata già dai tempi di Erofilo e Erasistrato, ma alla fine del XV secolo Berengario (1470-1550), Vesalio (1514-1564) ed altri iniziarono ad effettuare dissezioni sistematiche per studiare la forma e la struttura degli organi, promuovendo così un profondo rinnovamento delle conoscenze di anatomia umana. Grazie a questi studiosi, il processo di rinnovamento dell'anatomia fu relativamente rapido, ma altrettanto non si verificò per l'eradicazione dei tradizionali e dogmatici concetti sulla fisiologia del cervello. Molti anatomici e medici, infatti, aderivano ancora alla teoria ventricolare, ma questi nuovi studi e, soprattutto, la nuova attitudine mentale, ne segnarono comunque l'inizio del declino. La fine dei ventricoli come sede delle funzioni sensitive, motorie e mentali fu più rapida di quella degli spiriti animali come responsabili di queste funzioni, mentre la credenza che il cervello si muovesse attivamente per spingere questi spiriti su è giù per i nervi, uno dei pilastri della neurofisiologia galenica, fu l'ultima a morire. Deprivando i ventricoli della loro rilevanza, Vesalio, Varolio (1543-1575) ed altri ruppero definitivamente con la tradizione. La produzione dell'ancora importantissima essenza per il funzionamento cerebrale, lo spirito animale, fu assegnata alla ghiandola pineale da Cartesio (1596-1650) ed alla corteccia cerebrale da Malpighi (1628-1694). Quest'ultimo, dopo aver studiato la struttura della corteccia cerebrale con un rudimentale microscopio, riportò che essa era formata da piccolissime ghiandole (in realtà si trattava di artefatti) e concluse che si trattava di un organo vascolo-ghiandolare. L'osservazione fu confermata da altri e per un certo periodo di tempo si ritenne che queste ghiandole corticali distillassero gli spiriti animali dal sangue. Cartesio, invece, andò ben oltre e trasformò radicalmente il concetto di sensi interni, unificandone tutte le capacità in quella della cogitazione. L'anima stessa era res cogitans, la sostanza che pensa. Cartesio la concepiva come un'entità non materiale, priva di estensione fisica e così impossibile da localizzare nello spazio, diversamente dal corpo, res extensa, che può essere descritto in termini di dimensioni, peso, consistenza, eccetera. Le due differenti sostanze interagivano non nel cuore o nel cervello, ma nella ghiandola pineale. Essa, e non i ventricoli, produceva quindi gli spiriti animali tramite un processo di distillazione dal sangue. La neurofisiologia di Cartesio, inoltre, prevedeva che i nervi fossero costituiti da fascetti di fibrille che andavano dalla periferia alla parete dei ventricoli. La stimolazione periferica causava lo stiramento delle fibrille e il simultaneo stiramento della loro terminazione ventricolare... come quando si tira la corda di un campanello e questo immediatamente suona.
L'affermazione di Cartesio secondo cui la res cogitans non era localizzabile in alcuna parte del cervello e che gli animali sono come automi, senza un'anima o una mente, spinse potentemente la sperimentazione animale alla ricerca delle regioni cerebrali responsabili delle funzioni vitali, quali il respiro ed il battito cardiaco.

LA SCOPERTA DEL CENTRO RESPIRATORIO E LA LEGGE DI BELL E MAGENDIE
Sulla spinta del potente influsso cartesiano e del rinnovato fervore culturale, il XVIII secolo fu tempo di continui progressi, specialmente nella descrizione clinica dei sintomi e delle malattie. Furono introdotte nuove idee sul cervello. Gli spiriti animali furono sostituiti dai liquidi nervosi, sostanze che si riteneva fossero prodotte nel cervello e cirolassero poi lungo i nervi cavi. Alla fine del secolo, il concetto di elettricità animale rivestì un ruolo di grande importanza nella ricerca dei principi fondamentali della neurobiologia.
Nella prima metà del 1700, il bulbo era considerato poco più di una espansione del midollo spinale, mentre il cervelletto era considerato la sede delle funzioni "animali" ed alcuni vi attribuivano tutti i movimenti vitali. Questa idea fu confutata da Antoine Charles de Lorry (1726-1783). Lo scienziato riportò che i cani potevano sopravvivere fino a 15 minuti senza cervello o cervelletto, mantenendo normali frequenza cardiaca e ritmo respiratorio. I suoi esperimenti indicavano quindi che la sede delle funzioni vitali doveva risiedere nel bulbo. Questa scoperta fu successivamente confermata da Julien Jean-César Legallois (1770-1840) e Marie-Jean-Pierre Flourens (1794-1867), a cavallo del secolo, che definirono con precisione l'estensione della regione necessaria a mantenere la respirazione (descritta come non più grande di una capocchia di spillo) e diventò la prima localizzazione cerebrale ad essere ampiamente accettata.
Nello stesso periodo, cioè agli inizi del 1800, venne fatta un'altra importante scoperta sul sistema nervoso. Fino ad allora si riteneva che i nervi spinali fossero contemporaneamente motori e sensitivi e che i due tipi di informazioni potessero percorrere liberamente il sistema nervoso nei due sensi. Ma due ricercatori, Charles Bell (1774-1842) e Francois Magendie (1783-1855) riportarono, indipendentemente l'uno dall'altro, che le regioni motorie sono diverse da quelle sensitive. Bell notò che i nervi che partivano dagli organi di senso arrivavano a regioni del cervello completamente diverse da quelle cui arrivavano gli altri nervi. Magendie descrisse le radici posteriori del midollo spinale come esclusivamente sensitive e quelle anteriori come esclusivamente motorie. Quest'ultima osservazione è tutt'ora nota come legge di Bell e Magendie. La scoperta di Bell e Magendie indusse altri scienziati a chiedersi se il concetto di strutture motorie separate da quelle sensitive poteva essere esteso a tutto il sistema nervoso, come già suggerito da alcuni, fra i quali Swedenborg (1688-1772) che nel 1740 aveva scritto che differenti funzioni dovevano essere rappresentate in posti anatomicamente diversi della corteccia cerebrale. Swedenborg abbozzò anche la prima mappa corticale, identificando le regioni motorie anteriormente ed riconoscendo una sommaria topografia della periferia corporea. Sfortunatamente, le osservazioni di Swedenborg non circolarono pubblicamente al sul tempo e bisognerà aspettare ancora qualche decina d'anni prima che l'assalto finale a favore della localizzazione delle funzioni cerebrali venga sferrato dai frenologi di Franz Gall (1757-1828).

NEUROSTORIE
INCONTRI IMMAGINARI CON NEUROSCIENZIATI DI TUTTI I TEMPI

Si tratta ancora di un progetto. Saranno finti dibattiti fra i personaggi che hanno costruito la storia delle neuroscienze. Esistono molti casi interessanti ed accattivanti in questo campo, la cui presentazione in forma teatrale può rappresentare un mezzo di divulgazione semplice ed interessante ed i cui contenuti informativi possono essere facilmente memorizzati. La forma di presentazione dei dibattiti non è ancora definita. Si potranno organizzare incontri fra due attori, coordinati da un "narratore", da tenersi a cadenza regolare nel corso di conversazioni in pubblici locali (caffè) cittadini ("Neuroscience cafè", ad esempio) ovvero bandire un concorso per la migliore rappresentazione, da tenersi comunque con analoghe modalità.
Per quanto riguarda i contenuti, uno potrebbe essere lo scontro fra la visione encefalocentrica (le funzioni psichiche sono localizzate nel cervello, Alcmeone, Ippocrate) e quella cardiocentrica (Aristotele, Avicenna, Dante Alighieri etc). Un altro quello fra Golgi e Cajal, il primo italiano ed entrambi premi Nobel, che hanno dibattuto a lungo la "teoria del neurone": ovvero se il cervello sia costituito da cellule separate o comunicanti fra loro. Molto interessante è stato quello fra Flourens ed i Frenologi (Gall in testa): quando Spurzheim (amico e collaboratore di Gall) si presentò da Magendie per osservare il cervello del massimo genio dell'epoca, il matematico Laplace, Magendie gli fece vedere il cervello di un idiota, e Spurzheim, deliziato, descrisse tale cervello come quello di un genio. Vi è, ancora, lo scontro fra i "globalisti" ed i localizzazionisti delle funzioni nervose superiori. Nel secolo passato vi sono stati, infine, scontri fra i sostenitori della natura chimica e quelli che sostenevano la natura elettrica delle sinapsi, cioè delle zone dove i neuroni comunicano fra loro.

Stiamo cercando sponsors e partners. Chi fosse incuriosito, stimolato o interessato ad aiutarci a metterla in atto, ci contatti scrivendo all'indirizzo: info@ilbrain.it

LINK UTILI

Storie e Idee della Scienza
Vasto sito in Italiano. Si tratta di un ipertesto tratto dall'omonima pubblicazione a cura dell'Istituto ECO-Crea dell'Università di Firenze

History of Neuroscience
sito mantenuto dalla IBRO (International Brain Research Organization) e da Nature Reviews Neuroscience

Milestones in Neuroscience Research
dettagliata cronologia da Neuroscience for Kids, il miglior sito divulgativo nel campo delle Neuroscienze, parzialmente tradotto in italiano

Spotlight on Neuroscience, ancora una cronologia che foto, dal programma Neurolab della NASA

Website of Recent Neuroscience, sito mantenuto dalla Society for Neuroscience (USA) la più grande società di neuroscienze del mondo

The History of Phrenology on the Web, the most comprehensive website for the history of phrenology (according to them)

e-odchudzanie.com.pl/it/grey-active-ultra-opinioni.html

LIBRI UTILI

Stanley Figer: ORIGINS OF NEUROSCIENCE, Oxford University Press, 1994

Louise H. Marshall, Horace Magoun: DISCOVERIES IN THE HUMAN BRAIN, Humana Press, 1998


Vai al Comitato per la Promozione delle Neuroscienze
Vai al Centro per le Neuroscienze dell'Università di Trieste